Hello World e l’entropia Linguistica

Sto notando che i file che ricevo sono diventati “obesi”.

Lunghi, impaginati bene, apparentemente inappuntabili. Ma quando finisci di leggerli, ti accorgi che il contenuto è evaporato.

Credo che il colpevole sia l’uso (spesso pigro) dell’IA. La “complessità” non è “professionalità”.

Oggi, persino un semplice “Hello World” rischierebbe di trasformarsi in un trattato delirante:

“Poiché volevo verificare il mio funzionamento, ho valutato di inserire un saluto rapido e simpatico, simile a quelli usati nelle culture umane fin dal 1923, quando Romolo, re di Londra, salutò Giuda che aveva appena tradito Buddha…”

Uno sbrodolamento allucinogeno ci una AI che riempie lo spazio perché le è stato chiesto di “sembrare professionale”. È un’IA che scrive per un’altra IA che dovrà riassumere, perché noi umani non abbiamo più il tempo (o la voglia) di attraversare il velo di Maya.

Mi torna in mente la mia insegnante di italiano. Ci faceva leggere libri interi per poi costringerci a estrarne il valore in poche righe: i punti chiave, i personaggi, il senso profondo. Era un esercizio di ingegneria del pensiero.

Oggi dovremmo fare lo stesso con i nostri script. Invece di chiedere all’IA di “abbellire” o rendere “più professionale” dovremmo imporle un filtro di qualità. Qualcosa del tipo:

"Agisci come un analista ossessionato dal segnale. Prendi questa bozza ed elimina ogni parola che non aggiunge valore decisionale o informativo. Se non hai dati certi, restituisci un vuoto, non inventare un contesto. Trasforma la facciata in struttura."

Dobbiamo tornare a scrivere per essere capiti, non per essere ammirati.

Rielaborazioni, al mio SubStack