C’è un momento preciso, davanti a un piatto, in cui la tecnica scompare e resta solo l’essenza di ciò che stiamo assaggiando.

È un po’ come nella vita: l’essere umano comincia a capirsi nel momento in cui si alleggerisce, nel momento in cui “lascia andare” e sceglie la semplicità e la leggerezza.

Questa è la vera difficoltà, che giunge solo dopo aver vissuto tutto il resto: aver superato la tecnica, aver studiato, aver sbagliato (milioni di volte). Solo allora qualcuno riesce a vedere quella porta, quella luce, e decide di attraversare quel confine tra tutto quello che fino a ieri ci sembrava essenziale e che oggi abbiamo capito essere il rumore di fondo che non ci permetteva di raggiungere l’obiettivo.


Era il 2023 quando fui invitato dall’amico Giacomo a un evento in supporto di una fondazione che vi suggerisco di conoscere e, se potete, aiutare: la Fondazione Rosa dei Venti.

Fondazione Rosa dei Venti

Immagina un porto sicuro in mezzo a una tempesta. Da 25 anni, questa Fondazione si dedica alla salute mentale di adolescenti e giovani adulti. Non si limitano a “gestire” un problema, ma accolgono e accompagnano questi ragazzi nel percorso di integrazione nella società.

È un lavoro di ascolto profondo, che riconosce il disagio senza mai giudicarlo, cercando di riparare le connessioni spezzate.

In quell’evento organizzato per una raccolta fondi, “alla cucina” (un po’ come quando si dice “al basso…” oppure “alle tastiere…”) c’era lo Chef Morelli.

Un Uomo e un grande professionista, con un’umanità immensa.

Per raccogliere fondi destinati ai progetti terapeutici, Morelli ha ideato un menù che sapeva di primavera e di rinascita. Nessun virtuosismo sterile: una materia prima trattata e selezionata con rispetto religioso.

Un percorso nel quale è evidente la ricerca di chi vuole stupire senza comparire. Di chi ha capito che occorre alleggerire, togliere, semplificare. Di chi vuole che sia la natura a parlare.

Se sto scrivendo oggi, 10 ottobre 2026, di quella cena del 2023, significa che mi colpì, enormemente.

È lì che ho conosciuto e incontrato una tecnica e una cottura che non avevo mai sentito, un piatto incredibile nella sua assurda semplicità (ma se proverete a cucinarlo vi accorgerete di quanto raggiungere quella semplicità non sia affatto facile:

La trota mi-cuit

Seduto a quel tavolo, mentre i sapori si intrecciavano alle storie di resilienza di quel luogo, ho pensato a quanto il cibo possa essere uno strumento potente: uno strumento che crea emozioni e che può aiutare a trasmettere valori senza grandi discorsi, senza cattedre. Uno strumento che può indicare una strada, uno stile, senza utilizzare nessuna parola.


Tutto ‘sto pippone solo perché oggi, pensando a cosa voglio cucinare, mi cimenterò in una trota mi-cuit.

Voi, mentre mi divertirò ai fornelli, buttate un occhio alla Fondazione Rosa dei Venti e cercate e seguite lo Chef Morelli per capire meglio quello che ho cercato di raccontare.

PS: il caso è davvero incredibile, oggi è il 10 ottobre 2026, ed è la Giornata Mondiale della Salute Mentale: non avrebbe potuto esserci giorno migliore per ricordarmi della Fondazione Rosa dei Venti